Da sempre attento alle mutazioni metropolitane e al rapporto tra realtà e virtualità, Barbieri si rifà al concetto di avatar, ovvero rappresentazione fisica di un soggetto all'interno di un mondo virtuale: anche una città intera può essere rappresentazione di se stessa.Barbieri elabora da diversi anni un complesso progetto espressivo nell’ambito del quale intende procedere alla raffigurazione in chiave simbolica, e quindi non realistica, dei luoghi e degli ambienti nei quali vivono gli esseri umani. Le sue immagini, dunque, non sono vicine al reportage e neanche ingabbiate in una fredda e tecnicistica analisi architettonica. Non è neanche riscontrabile un’interpretazione di tipo sociale e neppure alcuna tendenza estetizzante. Barbieri insegue un difficile distacco poetico, che corrisponde, di fatto, ad un allontanamento fisico dall’oggetto rappresentato, scelta in grado di restituire al fruitore la dimensione irreale del mondo.
olivo barbieri
tilt-shift
via cultframe, nital
2 commenti:
Sembra proprio un modellino il colosseo visto così dall'alto!!
Un suggerimento per il prossimo post...Potresti farlo su Apocriph, ricordi? Il tipo pazzoide che inventava genialate con photoshop partendo solamente da rimasugli ossei...
Si è vero, sembra una miniatura. La lente che utilizza si chiama Tilt-shift che permette di mettere a fuoco solo le aree che interessano laciando sfuocate le altre.
Un altro fotografo che usa questa tecnica è Toni Hafkenscheid.
Si avevo pensato anch'io a dedicare qualcosa ad apocriph, l'altro giorno sono andato a rivedermelo.
Se ti va di scrivere qualcosa a suo proposito, ben venga!
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